La Camera ha votato per il secondo impeachment di Trump

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(foto: Andrew Harrer-Pool/Getty Images)

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti nella serata italiana del 13 gennaio ha approvato la mozione di impeachment ai danni del presidente uscente Donald Trump: la messa in stato d’accusa è “incitamento di insurrezione”, con riferimento al ruolo giocato dal tycoon nei tragici fatti del Campidoglio della settimana scorsa, quando sei persone sono morte a seguito di un assalto violento alla sede del parlamento statunitense. Dopo giorni di discussioni e retroscena in merito a quanti repubblicani avrebbero votato l’autorizzazione a procedere nei confronti del loro presidente, alla fine i franchi tiratori – se così vogliamo chiamarli – sono stati dieci: il conto si è chiuso con 232 voti favorevoli (e 197 contrari) ad accusare formalmente Trump di aver “incitato alla violenza contro il governo degli Stati Uniti”.

È la prima volta che un presidente degli Stati Uniti viene sottoposto a un secondo processo di impeachment durante il suo mandato: un fatto storico, che entra di diritto nella storia americana. Se però durante il primo impeachment i repubblicani un anno fa avevano fatto fronte comune contro le accuse mosse al presidente, oggi lo scenario è molto diverso: la violenza dell’attacco a Capitol Hill ha portato anche la terza carica repubblicana alla Camera, Liz Cheney del Wyoming, a votare a favore della messa in stato d’accusa. Il Senato ora teoricamente dovrà riunirsi per processare Trump. Ma l’unico giorno utile indicato dal senatore leader dei repubblicani Mitch McConnell è il 19 gennaio, che sarà anche l’ultimo giorno da presidente degli Stati Uniti di Trump: difficile che il processo avvenga prima dell’insediamento di Joe Biden. Se il voto – che richiede una maggioranza di due terzi – venisse messo in atto dal nuovo Senato a maggioranza democratica, Trump verrebbe interdetto perpetuamente dai pubblici uffici, escludendo una sua ricandidatura fra quattro anni.

Intanto Trump ha diffuso una nota letta alla Camera che invita i suoi sostenitori ad abbassare i toni, mentre l’intelligence americana continua a mantenere l’allerta massima di sicurezza per l’insediamento di Joe Biden del 20 gennaio: dice “non ci devono essere violenza, violazione della legge o vandalismo di ogni tipo”, perché “questa non è l’America che sostengo. Chiedo a tutti gli americani di aiutare a raffreddare gli animi e mitigare i toni” (lo stesso Trump tuttavia fino ad oggi si è rifiutato di ammettere alcun ruolo nei fatti della settimana scorsa, e sul momento aveva addirittura lodato gli assalitori, dicendo loro “vi vogliamo bene”).

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