Il sacerdote e la "terza banca": nuovi segreti nel dossier Vaticano

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Il cardinale George Pell aveva attenzionato i fondi della "terza banca" del Vaticano. Quella per cui era stato incaricato monsignor Perlasca

Dicono che papa Francesco abbia deciso di privare il cardinal Angelo Becciu dei suoi diritti da porporato dopo aver ascoltato monsignor Alberto Perlasca. La voce è ancora di corridoio, ma la sensazione è che Jorge Mario Bergoglio, prima di prendere una decisione così centrale per questa fase del suo pontificato, abbia creduto ai racconti di qualcuno. E quello di Perlasca è il nome rimbalzato su alcuni organi d'informazione. Il consacrato italiano non è uno qualsiasi: ha avuto la responsabilità di quella che in gergo si chiama "terza banca" del Vaticano.

La prima sarebbe lo Ior, che però non è una banca. La seconda è l'Apsa, l'amministrazione del patrimonio della Sede apostolica, che ora è guidata da monsignor Nunzio Galantino, ex segretario generale della Conferenza episcopale italiana. E qual è la "terza"? La sezione amministrativa della segreteria di Stato, ossia una delle sezioni del "ministero degli Esteri" del Vaticano. Quello governato dal cardinale Pietro Parolin, che ora è impegnato anche sul tema del rinnovo dell'"accordo provvisorio" con la Repubblica popolare cinese. Monsignor Becciu, prima di diventare prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, è stato il sostituto di quella segreteria, mentre monsignor Perlasca ha guidato appunto la sezione amministrativa. Becciu e Perlasca, in buona sostanza, dovrebbero aver collaborato parecchio. Mentre Becciu si difende dalle accuse, emergono dettagli sul ruolo di Perlasca all'interno di questo che per le cronache è già un altro "scandalo vaticano". Quello relativo alla gestione dell'Obolo di San Pietro, che sfiora anche il caso del "palazzo di Londra". Il sacerdote sarebbe dunque in grado di rivelare cosa sta succedendo davvero all'interno delle mura leonine. Se non altro per via del ruolo occupato in questi anni.

Stando a quanto riportato dall'edizione odierna de Il Corriere della Sera, è stato il cardinale George Pell ad attenzionare la "terza banca". Pell - non è un mistero - avrebbe voluto riformare alcune modalità di gestione dei conti della Santa Sede. Pare che Becciu fosse contrario alle idee di Pell. Da qui, tutta la narrativa inerente ai presunti contrasti tra i due. Di certo c'è che Pell si è congratulato con Bergoglio dopo la riduzione delle facoltà da cardinale di Becciu. Un segnale che è difficile da non notare. La fonte sopracitata rivela un particolare che, se confermato, renderebbe di certo più chiaro il quadro sulla "guerra" che sarebbe in corso dalle parti di piazza San Pietro: "Il cardinale Pell iniziò ad approfondire i dossier di quella misteriosa sezione, scoprì e focalizzò fondi extracontabili per almeno 600 milioni di euro, per essere falciato da un inconsistente processo per pedofilia che lo richiamò in Australia". Poi qualche specificazione: "In particolare, sarebbe emerso che la "terza banca" avrebbe amministrato sino a 4 miliardi di euro tramite un articolato sistemi di conti correnti, accesi sia all'Apsa, sia allo Ior, sia nel cosiddetto comparto svizzero dal quale partivano i bonifici per alimentare le operazioni immobiliari oggi al vaglio degli inquirentI".

Sembrerebbe che una delle contestazioni avanzate di recente nei confronti della riguardi dei presunti bonifici tramite cui sarebbero stati finanziati gli accusatori del processo australiano al cardinale Pell. Bonifici che sarebbero partiti direttamente dal Vaticano. Vale la pena sottolineare come il porporato oceanico abbia trascorso più di un anno all'interno di una prigione della sua nazione, dovendo difendersi in un processo per cui era imputato per abusi. Le accuse - come premesso - sono poi cadute alla fine dei gradi di giudizio previsti. Ma insomma la vicenda ha scombussolato non poco gli equilibri della Santa Sede: basti pensare che Pell era l'uomo che il Santo Padre aveva individuato per guidare la segreteria per l'Economia, un organo creato ad hoc da Bergoglio per risolvere i problemi delle "finanze vaticane". Quelli emersi pure durante il pontificato di Benedetto XVI. Il processo ha in qualche modo costretto Pell a farsi da parte. E Francesco al suo posto, dopo qualche tempo, ha nominato il gesuita Juan Antonio Guerrero Alves. Il Papa, in quella circostanza, ha spiazzato un po'tutti: Alves non è neppure vescovo. E pare che non sia destinato a diventarlo per via del suo incarico.

Ruota qualcosa di questa storia attorno alla "terza banca" del Vaticano? La "guerra" tra schieramenti che si starebbe svolgendo in Santa Sede dimora tutta tra le stanze della segreteria di Stato? E qual è il rapporto tra la segreteria per l'Economia ed il "ministero degli Esteri" del Vaticano durante il regno di Francesco? Sono tutte domande cui solo il tempo sarà in grado di rispondere con contezza. Intanto il cardinale Pell è tornato a Roma, ma non è stato nominato nella commissione che sempre Bergoglio ha istituito per occuparsi delle "materie riservate". La speranza di molti, in specie nel "fronte conservatore", è che Pell faccia presto di nuovo parte della squadra di papa Francesco.

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