Genovese ai pm durante l’interrogatorio: “La denuncia è punizione perché non ho pagato”. L’accusa: “20 ore di video registrano lo stupro”

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Cinque ore e mezzo, in cui le risposte alle domande poste dai pm sono alternate a momenti di confusione. Si è svolto così l’interrogatorio di Alberto Genovese, come si legge nei verbali riportati dal Corriere della Sera. Lo scorso 18 novembre, a 12 giorni dal suo arresto con l’accusa di aver stordito con un mix di droga e stuprato una 18enne durante una festa nel suo attico a Milano, Genovese ha risposto ai pm Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro raccontando la sua versione dei fatti. Le domande mirano a ricostruire cosa è successo la notte del 10 ottobre a ‘Terrazza Sentimento’, il mega attico vista Duomo dove si tenevano i festini di Genovese e da dove la ragazza vittima delle presunte violenze sarebbe uscita soltanto la mattina dopo, semi-svestita e dolorante. Dopo la sua denuncia, altre cinque ragazze hanno accusato Genovese di violenza sessuale, per un totale di sei denunce.

Interrogato, Genovese riferisce di avere “ricordi molto confusi“. Sostiene di aver avuto rapporti consensuali con la ragazza durante i quali entrambi hanno consumato droga. Secondo il racconto dell’imprenditore, la 18enne ha proposto a Genovese di darle 3mila euro “per fare tutto quello che volevo”. “Ho preso i soldi dal comodino e glieli ho contati – continua Genovese – Lei è andata in bagno, credo a contarli. Ricordo che è tornata dal bagno nuda e con la borsetta mi ha detto ‘eh, eh’. Allora sono andato nello studio, ho preso un’altra manciata di soldi, forse una mazzetta intera di 10mila. Lei si è stupita dicendomi ‘figuriamoci se non hai mai pagato una prima’”. L’ex imprenditore riferisce poi di averle offerto altri soldi “se si fosse fatta legare e se avesse urlato, ma non tanto da essere sentita dal condominio”. Genovese racconta ancora che a un certo punto ha iniziato a temere che la ragazza fosse minorenne. Per questo avrebbe bruciato i soldi e mandato la ragazza via da casa: secondo l’imprenditore la giovane lo ha denunciato come “punizione” per non aver pagato.

Di questa ricostruzione non c’è traccia negli atti dell’accusa, che si basa su oltre 20 ore di video registrati dalle telecamere di sicurezza del circuito interno di ‘Terrazza Sentimento’ che dettagliano lo stupro. Secondo i pm, la 18enne, resa incosciente da Genovese con la ‘droga dello stupro’, è stata costretta a subire ripetuti abusi per ore e ore in una stanza a cui un bodyguard impediva l’accesso, anche all’amica che chiedeva di lei. Soltanto il giorno la ragazza sarebbe riuscita a riprendersi e a dare l’allarme con il cellulare che l’imprenditore le aveva riconsegnato. Dopo di che sarebbe scappata in strada, semi svestita e senza una scarpa, per chiedere aiuto. Era dolorante e con segni sul corpo: al centro per le violenze sessuali della Clinica Mangiagalli le hanno dato 25 giorni di prognosi.

Gli investigatori della Squadra mobile stanno analizzando da settimane le registrazioni delle telecamere interne, anche perché si sospettano che possano documentare altre violenze, anche a fronte delle nuove denunce scattate nei confronti dell’imprenditore. In corso ci sono indagini anche sul fronte patrimoniale e finanziario di Genovese, per verificare eventuali profili di violazioni fiscali e di presunto riciclaggio, accertamenti collegati a quelli sul giro di droga per le feste. Nell’inchiesta sono indagati anche l’ex fidanzata di Genovese, per concorso nella violenza a Ibiza denunciata dalla 23enne, e il suo cosiddetto ‘braccio destro’ Daniele Leali per cessione di cocaina.

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